Sabato scorso, insieme a Ermanno Zacchetti, assessore allo sport e ai new media, abbiamo organizzato una Instawalk durante la festa di Cernusco sul Naviglio. Nonostante il freddo gelido e l’orario infame si è visto qualche cittadino coraggioso, più che altro attirato dall’idea di essere guidati per la città proprio dal nostro mitico Sindaco Eugenio Comincini.
Io stesso che sono cernuschese di importazione avendo sposato una prestigiosa autoctona, ho scoperto nuovi luoghi e storie.
NB: L’iniziativa rientra sotto il thinktank Cernusco 2032 sull’innovazione in una piccola cittadina.
Ecco alcune foto prese lungo il percorso:
Il cielo sopra la vecchia filanda alla partenza
La risada, la tipica pavimentazione a sassi, nella corte di fronte
Jennifer Aaker, professoressa a Stanford, è l’ideatrice del modello di analisi della Brand Personality più in voga al momento (dal 1997).
Qualcuno si è preso la briga di metterlo sotto esame e svilupparne uno più in linea con i dettami della psicologia.
Ad esempio, la Professoressa Margaret Geuens offre 5 nuove dimensioni in questo paper. Mi interessa molto l’argomento, perché è parte di un progetto sul personal branding e la influence su cui sto lavorando in questi mesi.
Negli ultimi anni la Aaker si è dedicata anche all’uso dello storytelling nel Branding e al concetto di felicità, analizzando come i Brand possano contribuire alla società. I corsi che tiene a Stanford sono spettacolari.
La felicità in value proposition
Mi ha colpito questo vecchio video in cui parla di Zappos e di come abbia messo in value proposition anche beni intangibili come la felicità e reso liberi i suoi dipendenti di sperimentare, soprattutto sui Social Media.
A New York hanno letto i tweet di un terremoto sulla costa 30 secondi prima di sentirlo fisicamente
Sembra una frase su Chuck Norris, invece riguarda la forza del gruppo…
Un’infografica dinamica e molto efficace racconta il potere che le persone ottengono unendosi grazie ad Internet:
(è anche la più strana azione di seeding che io abbia ricevuto) Continua a leggere Infografica – Power to the Online People
Come fare se sei Ford, devi lanciare una nuova auto (B-MAX) e desideri raggiungere in tempi brevi un buon numero di persone appassionate di tecnologia, con un buon potere di spesa, amanti del confort, che vivono in mobilità e sono tipicamente single?
Magari su Twitter o Facebook…
Fai in modo che a parlarne non siano le PR dell’azienda, ma proprio coloro che sono presumibilmente in grado di influenzare le loro scelte…
Reach o relevance
Non quelli che hanno follower a mazzi, non sei interessato ad aumentare l’awareness di una macchina che ha fatto il giro dei saloni come prototipo per almeno 2 anni!
Ricordati: sei già passato da Instagram…
Vuoi proprio quelli che sono rilevanti per i temi e i contesti che ruotano attorno al tuo prodotto.
Una volta saresti andato da un’agenzia che avrebbe invitato ad un evento un bel gruppo di blogger (dicendoti: blogger? the new black!) che avrebbero invitato a loro volta un mucchio di amici stramega-influenti online (“lo conosco da un botto, c’ha un account su un forum di settore che spacca…“) o inviato un omaggio ad una lista di presunti “influencer”: “Domani? Trending topic ovviamente, all day long, anche a pranzo!”
Influencer profiling
Ora non più. Chiami uno degli innumerevoli sistemi di “profiling” tipo il famigerato “gioco online” Klout, PeerIndex o Traackr e rapidamente, in cambio di qualche dollaruccio, ti fai dare una bella lista di persone con a fianco un numero che dovrebbe in qualche modo dare indicazioni sulla loro capacità potenziale di essere influenti (parole non scelte a caso).
Ma non basta…
Gli influencer se la tirano, soprattutto se li definisci tali, si beccano l’omaggio e poi se ne sbattono.
Allora fai in modo che siano loro stessi a chiamarsi in causa…
Usi PeerIndex e il loro servizio PeerPerks che in tempo reale ti dice se un utente ha le caratteristiche giuste per partecipare alla campagna. Basta che faccia un click sul minisito (efficiente e rapido) e l’account Twitter o Facebook dell’utente viene vagliato.
E se va bene:
e si becca un bell’ologramma della macchina ultra avveniristico.
Ma se va male:
sa immediatamente che deve farsi ancora un po’ di mazzo per averlo…
Ci sono anni che fanno la differenza.
Ad esempio il 2008, l’anno in cui alcuni politici (!) ci hanno chiamato per “fare una cosa come Obama“.
Sono quegli eventi che installano nella mente delle persone un concetto, che cambiano per sempre la coscienza. Quello che sembrava utopistico diventa un dato di fatto, quello che sembrava possibile diventa “new normal”. Come diventare la più seguita su Youtube in soli due anni o raccogliere quasi 800.000 dollari per distribuire un album senza l’aiuto delle case discografiche.
E quest’anno abbiamo la IPO di Facebook (che ieri si stava già sgonfiando) le presidenziali USA e le Olimpiadi di Londra (Sky Go dice niente?).
Facebook, bolle e slideshare
Ma è anche l’anno in cui Facebook compra Instagram per 1B (un grande acquisto, ma per un prezzo per me senza senso… ops, non vorrei portare iella come ho fatto nel 2007!) e ci sorprende con l’acquisizione dell’applicazione Glancee fondata da un virtuosissimo team italiano, capitanato da Andrea Vaccari.
Per non parlare dell’affare di Slideshare e Linkedin che rafforza la politica dei contenuti del servizio di Business Social Networking: era ora!
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